Non si vive di solo pane

Non si vive di solo pane: tra la frase fatta e l’indicazione evangelica, gli intenti che l’Azienda Bio Agro- alimentare “La Selva di Tirli” ha perseguito, dalla prima intuizione di chi l’ha creata, si caratterizzano dei molteplici significati della frase.

Vi si trova quello profondo, che intende riunire i bisogni del corpo con quelli della coscienza, laddove si sceglie di fondare l’impresa (nel 1987, vent’anni fa e in tempi non certo sospetti) sul rispetto dell’ecologia e dell’unità della biosfera, nel più completo rigore dell’uso di materie prime da colture di tipo biologico. Si riconosce al pane, come in parallelo all’acqua, l’identità con l’idea di sopravvivenza e di sostanze stesse della vita.

Vi si trova un significato di cultura materiale quando si è inteso riscoprire la ricchezza di risorse in disuso (farro, kamut, castagne, etc.), la qualità delle farine macinate in mulini di tipo tradizionale, la lievitazione e la lavorazione secondo tecniche a rischio di oblio. Con la valorizzazione dei prodotti della collina e della montagna si torna a conferire ricchezza ad ambiti d’alto valore naturalistico a rischio d’abbandono e di degrado, anche geomorfologico e storico paesaggistico.

E ancora vi riscopre il valore dell’ospitalità, che a partire dalla sosta e dal rifocillarsi, apre allo scambio di “avventure umane”, crea nuove comunanze e stimola nuove idee. In particolare, l’aprire l’Azienda alle scuole o alle associazioni di sostegno al disagio crea un ulteriore cortocircuito tra la materialità della produzione e la comprensione dei processi e delle motivazioni che la supportano, offre spazi alla sperimentazione delle abilità di bambini e ragazzi o di quelle, diverse ma non meno umane e “produttive” (in senso lato), di chi abbia sofferto esperienze di disagio o porti in sé una qualche forma di diversità.

Più scherzosamente, ma solo fino ad un certo punto, nell’iniziale frase si può anche leggere l’intento di non offrire solo del pane, ma anche raffinati, ma sani biscotti, pandolci, torte, schiacciate e pizze conditi di creme, semi, sapori, canditi, verdure, frutta... Insomma una cornucopia di bontà che, comunque, oltre alle necessità primarie tornano a soddisfarne altre più culturali, piacevoli ed amicali.

Infine, e non a caso allacciandosi all’alto mestiere e valore dell’arte culinaria, la necessità di confrontarsi con espressioni simboliche che solo le arti possono esprimere nella loro magia ed essenzialità, pone tra le attività aziendali quella di promuoverne eventi, mettendo a disposizione le motivazioni e gli spazi per le attività e le elaborazioni degli artisti. Con ciò si richiude il cerchio dei significati tornando a quelli di più profonda concezione ed ampliando la scelta semantica dal contingente all’universale, dal personale all’ambiente, con tutte le sue connotazioni naturali e di storia umana. Semplici idee che, insieme, fanno la grande innovazione di un’Azienda che vuol dare speranza ai figli del nuovo millennio.

E, nel nuovo millennio, l’Azienda intende andar oltre: offrirsi come una stazione conseguita da cui ripartire verso concetti ancora più universali e profondi. Intende mettere a disposizione, non solo le proprie produzioni sempre più perfezionate nelle loro ricette naturali e biologiche, ma anche il proprio patrimonio di conoscenze teoriche, per ampliare gli ambiti del benessere fisico e psichico di quanti si lascino o si possano avvicinare. Questo nella profonda consapevolezza che ogni azione benefica agisce sull’intero sistema dell’esistente di cui ognuno è parte consustanziale.

Oggi, a vent’anni di distanza dalla posa della “prima pietra”, si volge lo sguardo indietro sottoponendo a verifica i presupposti di una scelta di vita e il percorso fin qui faticosamente compiuto. La visione olistica e globale maturata, che pone in stretta relazione gli aspetti umani, affettivi, biologici, ambientali, culturali, educativi ed espertivi, rappresenta un punto di non ritorno. È a partire da questo prezioso patrimonio di conoscenze, che si avverte oggi l’esigenza di nuove riflessioni.

Gli effetti disastrosi della folle rapina alle risorse del pianeta operata dall’uomo odierno, l’indifferenza verso i danni ambientali irreversibili, il processo di disumanizzazione e di crescita esponenziale dell’odio e della violenza tra gli individui e tra gruppi sociali, paiono non avere più freni e stanno compromettendo il futuro dell’intero pianeta terra. Ci si chiede come e se sarà possibile far scaturire una nuova visione della vita dalle ceneri di questa tragica follia. Il carattere globale della distruzione impone un punto di vista altrettanto globale di risurrezione. Nessun individuo può essere estraneo a questo processo. Se la vera responsabilità di ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi va attribuita innanzitutto ai potenti della terra e ai loro eserciti politici, economici, militari, e mediatici, va anche riconosciuta la complicità o l’inadeguatezza delle moltitudini che dovrebbero ammutinarsi, opporsi al corso degli attuali eventi.

La Legge del Mercato, dalla quale tutto pare ineluttabilmente discendere e dipendere, si è trasformata in una catena che circonda l’intero pianeta. Da essa deriva l’abnorme sviluppo disuguale, da essa dipende la distruzione dell’ambiente. È un’azione oggettivante, quella del mercato, dalla quale pare velleitario distaccarsi, proteggersi. E questa dipendenza riguarda gli uomini più potenti e ricchi come quelli più poveri ed emarginati del mondo. Ma ognuno di loro, ognuno di noi, appartiene allo stesso pianeta, è fatto della stessa materia e condivide la vita e le risorse di un unico ambiente. Il nostro corpo, ogni individuo, ogni singola parte di noi è parte della Terra. Noi siamo la Terra. La Terra è un tutt’uno. Se può apparire illusoria e persino ingenua l’idea di una redenzione globale dell’umanità, risulta anche molto evidente e inequivocabile la strada senza uscita che stiamo percorrendo. Il tessuto cellulare, di cui ogni individuo è parte integrante, ci consente di imparare l’uno dall’altro e condividere tutte le informazioni e le lezioni collettive che l’umanità riceve come sistema unico. L’arte, che non ha il compito di risolvere i problemi concreti della vita, può insegnarci a immaginare un mondo diverso e a scoprire la bellezza nascosta nei meandri più profondi dello spirito umano: è quella, che andiamo cercando. In questo contesto, che contiene gli impulsi per proporre (ed offrire) concretamente soluzioni alimentari corrispondenti alle vere necessità umane, non si poteva non contenere ed accogliere anche la voce (o il grido) di chi porta in sé qualche forma di diversità a causa di esperienze di disagio e di sofferenza talvolta così emarginanti.

In questo senso si è deciso di sostenere due progetti che in maniera diversa tendono a realizzare condizioni di benessere e di comprensione (quindi di tolleranza) fra gli individui, nonché di promuovere condizioni di migliore sopravvivenza fisica per superare le disabilità ostacolanti.

Ci si riferisce al sostegno che offriamo ai progetti dell’Associazione senza scopo di lucro The Art of Living Foundation che oltre a promuovere tecniche di consapevolezza si impegna ad operare come ONG in 140 paesi con interventi molto efficaci per ridurre le condizioni estreme di miseria, di conflitto e di ignoranza che ancora ci affliggono.

Il secondo progetto a cui ci dedichiamo riguarda il popolo dei Saharawi o gente del deserto, che vive profuga nel deserto algerino confinata in campi d’accoglienza da più di trent’anni. Di loro si parla poco, come di tutti i popoli “dimenticati” le cui rivendicazioni vanno a turbare interessi consolidati ed equilibri internazionali delicati. I rifugiati Saharawi sono i sopravvissuti al grande esodo del Sahara occidentale: interminabili marce nel deserto, inseguiti dall’aviazione marocchina avvenuta nel 1975.

L’associazione Rio de Oro (nata nel 2000) si occupa della popolazione disabile, soprattutto minorile. Nei campi sono stati censiti al momento 900 casi su una popolazione totale di circa 250.000 accampati in gigantesche tendopoli nel deserto.

L’associazione ha progetti di adozione a distanza di bimbi portatori di handicap e di sostegno alle scuole di educazione speciali, cure sanitarie in Italia per i minori disabili accolti.

Si è avviata in questo periodo una nuova proposta al ministero attraverso l’applicazione del 5 per mille da devolvere a dei progetti finalizzati per avviare 20 orti familiari irrigati da pompe ad energia solare da destinare a famiglie con portatori di handicap. Questi orti oltre alla produzione di ortaggi avranno una piccola area dedicata alla coltivazione di piante medicinali per uso terapeutico, per ripristinare la memoria e l’applicazione della loro medicina familiare tradizionale.

 

AZIENDA  BIO AGROALIMENTARE

“LA SELVA DI TIRLI – CENTRO VITA SANA”

Via Ferniana 77 – Loc. San Pellegrino – 50030 Firenzuola (FI) laselvaditirli@libero.it

pelodeluna@yahoo.it

 

THE ART OF LIVING FOUNDATION

VVK,No 19,39 JCross,11th Main, 4th Tblock, Jayanagar, Bangalore www.artoflivingbangalore.org/index.asp admin@artoflivingbangalore.org

 

ASSOCIAZIONE DI SOLIDARIETÀ

CON IL POPOLO SAHARAWI “RIO DE ORO”

Via Verdi, 10 – 62100 Macerata www.riodeoro.it beriniro@hotmail.com

 

Il nostro indirizzo:

Sede Centrale Operativo e punto vendita

 

La Selva Di Tirli

Azienda Bio Agroalimentare
Via Montanara Sud 1
40021 Borgo Tossignano

 

Tel. 39 0542 011389

Orari di apertura

Punto vendita Borgo Tossignano: 

 

Ore 07.00 - 13.00

14.00 - 19.30

Aperto anche sabato e la domenica

 

 

 

Il nostro nuovo sito web

La Selva Di Tirli vi propone regolarmente tante Novità. Venite a trovarci! 

Potrete scoprire tutte le informazioni sulla freschezza e la qualità dei nostri prodotti navigando sul nostro sito web.

Tutte le novità