Un Viaggio Infinito

di Davide Martelloni e Gasbarra Mirella

Fui sprogrammato nel Settembre del 1986, dopo un'esperienza drammatica, che segnò profondamente la mia esistenza.

In quel tempo mi occupavo di arredamenti, dirigevo una mostra di ceramica. Mia moglie Mirella, invece, si occupava di anziani.

Da quell'evento cosi straordinario la mia esistenza cambiò radicalmente cosicché iniziò per me e per la mia famiglia una nuova vita.

Io e Mirella incominciammo a farci delle domande, iniziando col chiederci quale fosse il motivo della nostra presenza sulla terra.

Incominciammo a spengere la televisione e a rifiutare tutto ciò che ci veniva offerto dalle pubblicità. Volevamo capire dove l'umanità stesse sbagliando e, di fatto, capimmo che un disegno contrario alla vita stava minando seriamente l'esistenza del pianeta stesso.

Così, in una notte di fine estate, lasciando tutti i nostri interessi, i nostri affetti e senza nessun bene materiale di sostentamento, partimmo dal nostro paese d'origine per un viaggio infinito portando con noi solo un raggio di sole.

Maicol, mio figlio primogenito, aveva 10 anni, mentre Maura, mia figlia secondogenita, ne aveva 5.

Insieme a loro, pellegrini su questo pianeta, iniziammo un cammino di speranza e di fede.

Il raggio di sole  da cui eravamo stati colpiti ci aveva indicato la strada da seguire; ci esortava a bussare nei cuori bisognosi di amore piantando dei piccoli semi, affinché chi li avesse ricevuti potesse un giorno farli germogliare.

Io e la mia famiglia parlavamo un linguaggio nuovo, parlavamo di amore, un amore senza più condizione. In molti risposero a questo messaggio d’amore aprendo le loro case.

I nostri occhi, ma in special modo quelli dei miei figli, brillavano di una luce irresistibile. Erano in qualche modo disarmanti. Avevano la regalità che solo gli Indaco possono avere. Il nuovo sole era proprio dentro di loro.

Lo spirito che ci sosteneva non ci ha mai abbandonato e i programmi che proponevamo e proponiamo tuttora erano basati sulla ricerca dell'autostima e della vita endotica.

Durante il nostro peregrinare da una città all'altra, facemmo anche l’esperienza del teatro di strada e della musica, ma senza mai perdere l'essenza iniziale del nostro vivere.

I testi e le performance, sia musicali che teatrali, erano sempre molto ricercati e magnificenti. Noi comunicavamo sempre amore inneggiando al tutt'uno. Per noi infatti non c'erano più razze, ma solo amore da dare.

Il raggio di sole ci ha sempre seguiti e la nostra vita era basata tutta sulla fede.

Avevamo letto: bussate in nome mio e tutto vi sarà dato. Era vero.

Di fatto non è mai arrivata una sera in cui non avessimo il letto già pronto o un pasto caldo in tavola.

Eravamo i principi dell'amore e i nostri due tesori ci rassicuravano sempre con i loro occhi pieni d'amore.

Il viaggio infinito che avevamo intrapreso ci mostrava ogni giorno il dolore di un'umanità senza più controllo. Le volte in cui venivamo accolti in altri nuclei famigliari ci accorgevamo anche che l'umanità aveva dimenticato la gioia.

Capimmo però che non tutto era perduto perché le persone da noi conosciute avevano con loro la speranza di un mondo migliore e tutte sognavano il giardino dell'Eden. Erano pronti per il nuovo viaggio verso la rivelazione.

Nel febbraio del 1987 il raggio di sole ci condusse in un lembo di terra, qui nell'Appennino Tosco - Romagnolo, e da lì iniziò il nostro cammino terreno.

Occupammo un casale con molto terreno a nostra disposizione nel Comune di Firenzuola e così iniziammo a coltivare l'orto.

Chiaramente non mangiavamo carne poiché il nostro vivere, in quel momento, non ci permetteva un'alimentazione a base di proteine animali che ci avrebbero allontanati dal raggio di sole.

E fu proprio quella luce, quel raggio di sole, che una notte arrivò nella nostra umile, ma bellissima dimora, manifestandosi e parlando alla mamma più bella che l'universo potesse ospitare.

Si sa che le mamme hanno sempre più premura per i loro figli tanto che proprio in una notte d’inverno, in cui la neve continuava a scendere e le scorte si stavano esaurendo, la mamma di tutti, la più bella, si preoccupava per il domani e per quello che i suoi figli avrebbero mangiato.

Quella luce quella notte la rassicurò dicendole che alla sua casa non poteva capitarle nulla di male e la invitò ad andare nell'orto facendo il gesto di chi si rimbocca le maniche. Con molta sorpresa di mamma Mirella quella luce tirò fuori dalla terra le patate più belle, mai viste prima, le quali erano state appena piantate.

Lui, quella luce, le disse di non avere più paura perché sarebbe rimasto  a vegliare su di loro e disse ancora che “se tu dai un solo bicchiere di acqua ad uno dei miei figli, io ti darò il doppio ed anche di più”.

Mirella disse che l'emozione provata quella notte fu come un parto. 

Non togliemmo mai più le chiavi dalla nostra porta, né di giorno né di notte, di modo che tutti coloro che bussarono entrarono senza selezione alcuna. La nostra casa si riempì.

Diventò una casa aperta dove chiunque poteva rifocillarsi per poi riprendere il proprio cammino.

Questo ci era stato detto di fare e da lì non si poteva tornare indietro o la luce ci avrebbe abbandonati.

Da lì rafforzammo anche l'esperienza della vita a contatto con la natura.

L'orto veniva concimato con materiale organico e tutto doveva essere riciclato.

Iniziammo lo studio delle piante curando i nostri malanni con la medicina naturale e in special modo con le piante intorno alla nostra casa. Ci avvicinammo alla medicina alternativa, alle pratiche orientali, allo yoga, alla medicina ayurvedica, alla meditazione e alle tecniche di respirazione.

Incominciammo una vita basata sull'autosufficienza con un’economia domestica appena sufficiente per l'acquisto di libri e quaderni per i nostri figli e per qualche altra piccola spesa.

In casa non esisteva la tv ma in cambio c'èra sempre della buona musica la quale non ci ha abbandonati mai.

Iniziai ad osservare i nostri animali e i loro comportamenti mi furono di grosso aiuto. Mi appassionai sempre di più all'igiene del corpo.

Entrammo nella nuova era.

Un giorno ebbi un incontro con una Sciamana la quale mi disse che non c'era malattia, anche tra quelle più innominabili, che il nostro “Se superiore” non potesse eliminare semplicemente cambiando i nostri comportamenti e le nostre abitudini. Disse che il vero pericolo per la salute dell’uomo è l’ignoranza.

L'alimentazione a base di vegetali mi fu di grosso aiuto, tanto che da 22 anni io e la mia famiglia non facciamo uso di nessun tipo di farmaco e, tanto meno, di antibiotici che spesso si comportano come nostri nemici.

Il digiuno terapeutico fu un'altra grande esperienza.

Seguii una scuola del nord Europa esperta in questo tipo di terapia e digiunai per 33 giorni ingerendo solo due litri di acqua al giorno.

Successivamente mi seguì mia moglie Mirella per 20 giorni.

Non ci stancavamo e non ci stanchiamo tuttora di percorrere nuove strade nel nostro viaggio infinito: viaggio senza fine come la conoscenza.

L'idea che noi siamo quello che pensiamo, quello che respiriamo e quello che mangiamo non ci ha abbandonato mai.

Imparammo gli antichi mestieri della classe rurale grazie al sapere dei nostri vicini che furono per noi biblioteche viventi. Siamo diventati pastori e contadini, abbiamo imparato a gestire il fuoco e ne siamo molto orgogliosi.

Le nostre greggi erano composte da capre, pecore e mucche. I nostri formaggi avevano varcato la valle e molti si arrampicavano fin quasi a mille metri di altitudine per assaporare profumi ormai a loro sconosciuti.

Un giorno una contadina, vicina di casa, ci donò il suo lievito per fare il pane, il quale le era stato dato in dote il giorno del suo matrimonio insieme alla credenza, alla madia, al tavolo, alle sedie e al letto.

Da allora, rito che si ripete continuamente come un mantra, quel lievito si rinnova e sembra che ci esorti a non mollare e a credere nell'amore nonostante la civiltà dell'uomo stia perdendo il controllo di se stessa.

Quella umile pasta ci esorta ad un rinnovamento costante. Quella metamorfosi che dona cibo in cambio di grano e acqua, che nutre i nostri corpi - il pane eterno - consacrato, dono della fatica immensa dell'uomo.

Ed è proprio all'uomo, protagonista e artefice della propria esistenza, a cui viene, di nuovo, chiesto un grande sforzo di redenzione.

Perché è solo lui che ha insito il segreto della vita, lui e solo lui conosce l'amore. Spetta all’uomo riportare il giusto equilibrio sul pianeta terra perché solo lui ha il fuoco dentro.

Tutta questa esperienza, tutto questo vivere lo dedico ai miei figli e ai figli di questo millennio, in special modo ai ragazzi e ai bambini Indaco, i quali stanno arrivando sulla terra per prenderci per mano e indicarci la via da seguire, basta osservarli.

Loro, gli Indaco, sono la nuova evoluzione della razza umana, iperattivi e con doti straordinarie. Loro non cercano l'illuminazione divina perché illuminati lo sono già.

Il pensiero che potremmo essere alle soglie di una nuova consapevolezza che sta lentamente arrivando sul pianeta adesso, come manifesta il comportamento dei nostri figli, va molto oltre il pensiero dominante e conservatore che vuole farci credere all'evoluzione solo quando gli fa comodo.

Questo è il paradigma della psicologia umana la quale si compiace di considerare l'umanità come un modello statico e immutabile.

Lasciamo ai nostri figli la loro vivacità, impariamo a sostenere il loro vivere qualunque esso sia ma accompagnamoli nelle loro azioni senza avere paura. Non sono diversi, stanno facendo altre esperienze.

Ma più di tutto non somministrate a loro farmaci per calmare la loro incontenibile gioia di vivere.

Mi permetto di citare un autorevole volume che può aiutarci ad osservare meglio i figli di questo tempo, The Indigo children, Macro Edizioni, di Lee Carrolle e Jan Tober.

Diamo valore a questo testo perché traduce l'intento di svelare ad un pubblico che possa udire quanto siano ostacolate e soffocate le nuove espressioni coscienti di queste generazioni che portano con se l'intuizione di una rinascita per il futuro.

Come frecce scoccate dai nostri archi possono raggiungere distanze dove noi arcieri non potremmo mai arrivare.

Ho avuto l'onore di conoscere un Indaco sicuro e posso testimoniare la bellezza che può emanare un essere cosi illuminato ed illuminante, il suo colore è il Blu, non poteva essere diversamente.

A lui e a tutto l'esercito delle nuove generazioni, a tutti gli Indaco che si stanno movendo verso di noi per redimerci e far rigermogliare madre terra, a loro dedicherò tutto il mio tempo. 

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